La guerra solitaria di Romiti con l' Euro

IERI mattina un piccione ha cacato sul mio balcone, sporcandolo. Se Cesare Romiti fosse stato qui a prendere il caffè con me, avrebbe sicuramente detto che è tutta colpa dell' Euro. E avrebbe anche aggiunto: "Peccato che Romano Prodi non sia più a Palazzo Chigi: avremmo saputo con chi prendercela, a chi mandare il conto per questo disastro". Ma la stessa risposta mi avrebbe dato se gli avessi telefonato per dirgli che ho l' influenza o che il mio gatto mangia troppo. Piove? La colpa è dell' Euro. Da qualche anno Cesare Romiti conduce questa sua crociata contro la moneta unica, mischiando osservazioni magari anche corrette con ragionamenti che non c' entrano niente. E nessuno riesce a capire perché, che cosa abbia in testa. L' intera faccenda ha un antefatto, e risale alla vigilia dell' ingresso nell' Euro, quando l' attuale presidente della Rcs si lanciò in una lunga filippica per dire che non dovevamo entrare nell' Euro e che avremmo fatto bene a spendere i soldi per trovare un lavoro ai nostri giovani disoccupati. Forse è ancora convinto adesso di aver detto cose alte e importanti in quell' occasione (era un convegno di Comunione e Liberazione). Invece erano delle scemenze da bar, e tali sono rimaste ancora oggi. Primo: perché dimenticava che soldi da spendere non ce n' erano allora (e non ci sono nemmeno oggi, se è per quello, visto che il nostro debito pubblico continua a essere sopra il 100 per cento del Pil). E dimenticava che non si trova lavoro ai giovani rimanendo fuori da un progetto di integrazione continentale. MA, allora, si capiva che cosa aveva in testa Cesare Romiti: stare fuori dall' Euro, significava salvare l' indipendenza della lira, e quindi la possibilità di svalutarla periodicamente. Cosa che in Italia si è fatta regolarmente, al fine di recuperare quella competitività che gli industriali non sapevano ottenere in fabbrica. Insomma, quando i nostri prodotti non erano più competitivi, ogni quattro-cinque anni, si svalutava la moneta. E così si poteva tornare a esportare. In questo modo si importava inflazione e si cresceva un' industria "malata", abituata a prendere regolarmente la sua dose di droga chiamata "svalutazione della lira". Il Romiti che protestava contro l' ingresso dell' Italia nell' Euro era un Romiti che non voleva rinunciare a tutto questo, che non voleva rinunciare a un sistema economico che della droga aveva fatto un' abitudine. Tesi opinabile, ma più che legittima. Poi, però, nell' Euro ci siamo entrati. Ma Romiti continua a sparare contro. E non si capisce più che cosa voglia. Vuole che usciamo? Non credo. Un po' visionario Romiti lo è sempre stato (è la sua forza), ma non così tanto. Protesta perché l' Euro è troppo svalutato rispetto al dollaro? Non ho capito. Quando si svalutava la lira, andava bene. Adesso che si svaluta un po' l' Euro non va più bene? E' sicuro che i suoi colleghi industriali europei siano proprio tutti d' accordo nel volere un Euro fortissimo? O non pensa che, entro certi limiti, siano d' accordo con un Euro debole, perché almeno possono esportare un po' di più? Ma fin qui siamo solo nel campo della confusione mentale. Poiché vuole fare polemica a tutti costi, Romiti dice anche cose che non dovrebbe dire. Dove invece si comincia a temere della sua fermezza intellettuale è più avanti. Quando dice "...ogni giorno l' Italia perde competitività. è diminuita la qualità della vita". Che cosa c' entri l' Euro con la perdita di competitività del sistema Italia lo sanno solo Dio e Romiti. L' Italia perde competitività, e questo è un problema grave, perché ha un' inflazione "italiana" che è circa doppia rispetto a quella dei suoi più agguerriti concorrenti. Ma l' Euro c' entra poco con il fatto che l' Italia ha troppa inflazione. Qui c' entriamo proprio noi. Colpevoli di non riuscire a ammodernare questo sistema, di avere ancora troppo poco mercato, troppi residui di socialismo reale, una pressione fiscale molto alta (dovuta al grosso debito pubblico che ci trasciniamo dietro, e che pesa un po' meno solo grazie proprio all' Euro) e dei sindacati con la testa più dura di un paracarro, ma così forti da costringere persino il presidente del Consiglio attuale (fortemente voluto, a suo tempo, dagli industriali) a fare clamorosamente retromarcia in tema di flessibilità e mobilità del lavoro. Cioè in tema di competitività. Ma tutte queste sono questioni nostre. Proviamo a risolverle, e Romiti vedrà che, nonostante l' Euro, la competitività italiana farà un tale balzo in avanti che persino a lui sembrerà di vivere in un altro paese. QUANTO alla qualità della vita che sarebbe diminuita, questo è dovuto al fatto che abbiamo dovuto pagare (tutti quanti) alcune maxi-finanziarie per evitare la bancarotta (il disavanzo pubblico annuale correva sopra il 10 per cento), riducendo quindi il nostro reddito disponibile o all' esistenza dell' Euro? Insomma, se mi casca un mattone in testa, posso anche dire che è colpa del parroco (se mi sta antipatico), ma certamente non faccio molti passi avanti nella comprensione del mondo. E, purtroppo, questo è esattamente quello che fa Romiti. Se la prende con Prodi (ma lascia stare Ciampi, che pure era lì), dimenticando che, se non siamo in bancarotta, qualche merito quei due poveretti l' avranno pure. Insomma, spara contro falsi bersagli, ma non si riesce a capire quali siano gli obiettivi veri. Se ci sono. A meno che non siano quelli di farsi comunque notare. Ma via, alla sua età.

di GIUSEPPE TURANI