Locri, otto persone chiamate a rispondere del delitto davanti alla corte d'Assise
Il vice presidente della regione Calabria venne ucciso il 16 ottobre 2005
Fortugno, processo iniziato e rinviato
Nuove minacce di morte alla vedova
Prossima udienza l'11 luglio. Chiamate a testimoniare oltre 300 persone
Lettera anonima a Maria Grazia Laganà: "Smettila, ormai la tua sorte è segnata"
Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l'esecutore materiale dell'assassinio di Francesco Fortugno
LOCRI (REGGIO CALABRIA) - Cominciato e subito rinviato all'11 luglio il processo a carico dei presunti autori e mandanti dell'omicidio di Francesco Fortugno. Il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria venne ucciso a Locri il 16 ottobre 2005, giorno delle primarie dell'Unione, a Palazzo Nieddu, sede della votazione. E proprio oggi sono arrivate nuove minacce di morte alla vedova.
I motivi del rinvio. Il presidente della Corte d'Assise di Locri, Olga Tarzia, davanti alla quale si svolge il processo, ha deciso il rinvio a causa di una serie di omesse notifiche ad alcune parti offese del processo. La decisione è stata motivata anche con le difficoltà tecniche nel collegamento in videoconferenza con Vincenzo Cordì, uno dei capi dell'omonima cosca della 'ndrangheta, detenuto nel carcere di Terni.
Richiesta di costituzione di parte civile. Inoltre deve anche essere discussa la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal movimento dei ragazzi di Locri 'Ammazzateci tutti', che si è costituito dopo l'omicidio di Francesco Fortugno. Le altre richieste di costituzione di parte civile, la cui ammissibilità sarà valutata dalla Corte d'Assise in una delle prossime udienze, sono state avanzate dalla Regione Calabria, dall'Amministrazione provinciale di Reggio Calabria, dalla Asl e dal Comune di Locri.
Gli imputati. Otto le persone chiamate a rispondere a vario titolo del delitto. In particolare quattro degli imputati sono accusati di omicidio volontario. Si tratta dei due presunti mandanti, Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio; di Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l'esecutore materiale dell'assassinio di Fortugno, e di Domenico Audino. Degli imputati è presente in aula soltanto Carmelo Dessì, che è accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso ma non è in stato di arresto. Gli altri imputati detenuti erano tutti collegati con l'aula in videoconferenza.
Parla l'accusa. "Stiamo lavorando per fare in modo che la vera mente dell'omicidio di Francesco Fortugno possa presto raggiungere il banco degli imputati", ha detto il procuratore della Repubblica facente funzioni di Reggio Calabria, Francesco Scuderi, a conclusione della prima udienza. "Le persone che attualmente compaiono nel processo come mandanti - ha aggiunto Scuderi - sono a nostro giudizio, in realtà, la cinghia di trasmissione tra quanti sono stati gli ideatori di questo terribile fatto di sangue e gli esecutori materiali".
Le indagini. Furono le
rivelazioni di Bruno Piccolo, già arrestato insieme ad altre persone per associazione a delinquere finalizzata al traffico d'armi, a portare agli arresti. Piccolo in carcere decise di rivelare agli inquirenti alcuni particolari riguardanti l'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale.
Gli arresti. I primi, presunti colpevoli del delitto furono arrestati nel mese di marzo del 2006. In carcere finirono Salvatore Ritorto e Domenico Audino, Carmelo Dessì, Carmelo Crisalli e Nicola Pitari. Due mesi dopo, il 21 giugno, le indagini portarono all'arresto del presunto mandante, l'infermiere Alessandro Marcianò, 55 anni, caposala dell'ospedale di Locri. Insieme con lui coinvolto anche il figlio, Giuseppe, 27 anni, che si trovava già in carcere perché indagato per altri reati.
Marcianò, secondo l'accusa, avrebbe fatto assassinare Fortugno perché la vittoria di questi alle elezioni regionali aveva determinato la sconfitta del candidato Domenico Crea, primo dei non eletti della "Margherita", di cui il caposala era grande elettore. Crea, oggi consigliere regionale, non è comunque indagato.
Il processo. Inizialmente era stato stabilito che a presiedere il collegio fosse Bruno Muscolo, anch'egli della Corte d' Assise di Locri. Per Muscolo sono emersi problemi di opportunità a presiedere il collegio in relazione al fatto che a presiedere il seggio delle primarie dell'Unione, il giorno dell'omicidio di Fortugno, era la moglie Valeria Buccisano, attuale consigliere di minoranza a Locri. Tra l'altro, Valeria Buccisano è stata citata come teste nel processo.
Nessuna mobilitazione. Da segnalare che per la prima udienza non c'è stata nessuna mobilitazione davanti al Palazzo di Giustizia di Locri: nel piazzale antistante non c'era praticamente nessuno. Dovrebbero essere oltre trecento i testimoni chiamati a deporre, tra accusa e difesa, al processo. Tra loro dovrebbero figurare anche esponenti politici nazionali e regionali.
Nuove minacce. "
Smettila, ormai la tua sorte è segnata". E' questo il testo di una nuova lettera anonima di minacce, la terza nel giro di due mesi, inviata a Maria Grazia Laganà, deputata dell'Ulivo e vedova di Francesco Fortugno. La lettera è arrivata per posta nell'abitazione di Maria Grazia Laganà a Locri proprio stamattina, in coincidenza con la prima udienza del processo. Le frasi con le minacce sono state composte con lettere ritagliate da giornali. Nella busta è stata inserita anche una foto della vedova di Fortugno, anche questa ritagliata da un giornale. L'intimidazione è stata denunciata al commissariato di Siderno.
(
30 maggio 2007)